La Storia di Famiglia


Legenda Colori posti prima di ogni link:
Ascendente Ascendente diretto (mio)
Collaterale Collaterale Maschio
Collaterale Collaterale Femmina
Altro collegamento Altro tipo di collegamento


La Storia della Famiglia Bertotti inizia alla fine del 1400 in una località ancora oggi chiamata Oltrecastello di Povo che, a quel tempo, faceva parte del distretto e della giurisdizione di Trento. La Altro Collegamento Magnifica Comunità di Altro Collegamento Povo era un insieme di piccoli gruppi di case conosciuti con il nome di Oltrecastello, Sprè, Pantè, Salè, Gabbiolo e Villazzano.
Trento e le Ville di Povo
Dal 1926 Povo è una frazione di Trento e Oltrecastello è ancora una piccolissima località costituita da un insieme di poche case "fuochi".
Nel 1400 le nobili famiglie trentine erano solite costruirsi una seconda residenza, nei dintorni della città, per trascorrere i mesi più caldi dell'anno ed attorno a queste sorgevano altre abitazioni occupate dai loro servitori o, in ogni caso, da coloni attirati sul luogo in cerca di lavoro.
Povo oggi
Il tipo di urbanizzazione era costituito da masi (proprietà chiuse o indivisibili) e questi erano affidati a masadori o maseri che li gestivano a nome e per conto dei signori della Città.
In quel periodo le classi sociali erano ancora ben distinte e si dividevano sostanzialmente in tre: i servi della gleba, gli uomini liberi "libero e franco" ed i nobili.

Oltrecastello, a quel tempo, contava sì e no una cinquantina di abitanti e tra questi vi era già formata una famiglia: i Bonvecchio, ancora oggi esistente. Tra i membri di questa famiglia c'era un personaggio nato attorno al 1468 di nome Ascendente Berto.

Di Berto non si sa molto se non di essere stato colui che diede origine al cognome che ancora oggi i Bertotti portano.

Berto nel 1493 diventò padre di Ascendente Cristoforo , il quale assieme a dei fratelli, è menzionato in una pergamena del 1541 per una vertenza con il Comune di Povo, con la quale, il Massaro Vescovile autorizza i detti fratelli a far pascolare solo per 12 giorni l'anno le loro 400 pecore, pagando una tassa per quelle condotte dal Mantovano, che saranno poi tenuti a foraggiare con fieno proprio.
Nel 1547 Cristoforo, indicato nell'Atto Notarile Altro Collegamento "Ser Cristophoro f.q. Berti dicti de Bovechio", acquista del terreno "arativo, vineato e rabullato (prativo)", come si soleva scrivere, a Povo in località detta "Cornicchio" per la somma di 447 Ragnesi (fiorini del Reno), pagando in "ducati aurei" e fiorini d'argento, acquistando dagli eredi del fu Nobile Signore Giovanni Battista de Geremia, Consigliere di Sua Maestà del Sacro Romano Impero.

Questo è l'inizio del cognome Bertotti. Cristoforo per la prima volta è indicato con il patronimico latino derivato dal nome del padre e quindi i figli di Berto sono divenuti i Bertoti.
E' in questo periodo che i cognomi della gente comune si definiscono e anche per i Bertotti la necessità di distinguersi dal resto della Famiglia Bonvecchio ne fa assumere uno proprio.

Nel 1500, i Bertoti si costituirono in un vero e proprio Clan i cui personaggi comprarono, venderono e permutarono case e terreni a Oltrecastello di Povo.

Cristoforo aveva avuto quattro figli: Ascendente Nicolò, Collaterale Giovannino, Collaterale Giovanni Maria e Collaterale Matteo.
Nel 1558, Cristoforo, stipula una dote per il figlio Matteo, nato nel 1533 circa, e sua moglie "Dote Dona Anna f.q. Ser Andrea de Bochadolcis de Ultracastelo uxoris Ser Mattei filii Ser Cristophori Bertoti de Ultracastelo".
Dieci anni dopo, nel 1568, Cristoforo era già deceduto e muore giovane anche suo figlio Matteo. Anna, non più chiamata "de Bochadolcis" ma "dalla Tophola", intende risposarsi e per questo rinuncia alla podestà dei figli, Melchiore e Domenico, che sono dati in affidamento a loro cugino Nicolò "de Bertotis" figlio di un altro Nicolò.

Ascendente Nicolò , nell'Atto è dichiarato dal giudice molto più che idoneo "tutore decrevit dictum Nicolaum tam quam magis idoneum" e quello che più conta per potervi essere doveva avere almeno 25 anni, in altre parole essere maggiorenne. Se Nicolò nel 1568 aveva 25 anni era nato all'incirca nel 1543. Nicolò è indicato ancora in un documento del 1570 per una permuta di proprietà ed è scritto "Nicolaum f.q. Nicolai de Bertoti de Ultracastelo" e ciò sta a indicare che il padre, anch'esso Nicolò, a quel tempo era già morto. Nello stesso Atto, Nicolò, è indicato "tutor facinor" che tradotto dal latino letteralmente significa tutore d'impresa o come si sarebbe detto a quel tempo masadore o gastaldo.
Nel 1572 è stipulata un'affrancazione fatta da Bertoto figlio del fu Giovannino, quindi cugino di Nicolò, allo stesso.

Il Concilio Ecumenico di Trento
Nel 1563, quando finì il Concilio di Trento aperto nel 1545, gli addetti ai lavori tornarono nelle proprie giurisdizioni e cominciarono a vendere le proprietà che si erano costruito o comperato nei dintorni della stessa Città di Trento. Questo è probabile sia stato uno dei motivi di tanto movimento in una località così piccola come Oltrecastello e i Bertotti ne approfittarono per allargare le loro proprietà.

Nel 1612 la Parrocchia di Povo subì un incendio che recò parecchi danni tanto che andarono irrimediabilmente perduti i registri, di Battesimo, Matrimoni e Morte, della stessa Parrocchia.
Come sappiamo il Concilio di Trento (1545-1563) aveva, fin dal 1563, resa obbligatoria per i parroci la fedele stesura di questi documenti ma quelli di Povo dovettero nuovamente iniziare dal 1612 proprio per la perdita dei registri nell'incendio.

I Bertotti intanto popolavano sempre più Oltrecastello e Ascendente Giovanni , figlio di Nicolò, nato attorno al 1580 si sposò due volte. Dalla prima moglie, Margherita, ebbe tre figli: Collaterale Domenico, Collaterale Domenica e Collaterale Caterina e dalla seconda moglie, Francesca, ebbe Ascendente Domenico, nato nel 1634, e un'altra Collaterale figlia nel 1638.
In più atti Giovanni era scritto "Giovanni Bertotti dicti Altro collegamento Pizzoletti" soprannome che i Bertotti porteranno per oltre cento anni.
Giovanni lo troviamo anche in un Atto Notarile del 1640 in cui compra una proprietà con una casa libera da tasse ad Oltrecastello "pro libero allodio . . . Joanne quondam Nicolai Bertoti de Ultra Castelli Pahi . . . postam a mane apud viam consortalem, meridie heredibus Dominici Bertoti, a sera viam consortalem, settentrione Matteo Bertotus".

Ascendente Domenico, nato nel 1634, si sposò anche lui due volte come suo padre. Con Giovanna, dalla quale ebbe Collaterale Giovanni nel 1656 e nel 1666 con Caterina Merler figlia di Tommaso Merler.
Domenico nell'atto di Matrimonio era indicato vivente al Maso inferiore al Casteller, e Caterina come abitante al Maso degli Eredi del Conte Paride alle Salè.
Domenico e Caterina ebbero sette figli: Collaterale Domenico, Collaterale Dorotea, Collaterale Tommaso, Collaterale Antonio, Collaterale Domenica, Collaterale Francesca e nel 1680 Ascendente Francesco.
Negli Atti di Nascita dei figli avuti da Caterina Merler, Domenico, è indicato abitante la Curazia di San Bartolomeo di Villazzano ad eccezione dell'ultimo figlio nato nel 1680 in cui, il padre, è indicato abitante a Trento.

E' nel 1656 circa che avviene il primo spostamento da Oltrecastello a Villazzano, forse proprio nel Maso Casteller e dal 1680 si spostano nuovamente per andare ad abitare nella Città di Altro collegamento Trento.
Intanto il principato vescovile di Trento cercava di riorganizzarsi e nel 1671 il Magistrato consolare decreta che nessuno possa avere la cittadinanza se non dopo aver pagato la somma di cento doble di Spagna. Questo per garantire il più possibile le cariche pubbliche ai "discendenti dei cittadini antichi".
Nel 1695 il "Magnifico" Giovanni del fu Domenico abitante al Salè era liberato da un impegno preso nel 1686, alla morte del padre Domenico, con il quale s'impegnava di mantenere, con 40 Ragnesi annui, i suoi fratelli Domenico e Antonio e di non doversi nulla agli altri due Francesca e Francesco.
E' chiaro che Domenico dovrebbe essere morto nel 1686 ed è per questo che il figlio maggiore s'impegnò a mantenere i suoi fratelli.
L'atto di "liberazione" indicava Giovanni il "Magnifico" titolo che solitamente era attribuito ai Sindaci ed a Povo il Sindaco si rinnovava l'ultima domenica di febbraio di ogni anno a turno tra le sei "Ville" che costituivano la località: Oltrecastello, Sprè, Pantè, Salè, Gabbiolo e Villazzano.
Il titolo di "Magnifico" era anche indicato a persone economicamente facoltose, a nobili borghesi o che avevano notevoli proprietà. Infatti, nell'Atto Notarile sopra detto, si scriveva dei fratelli, Domenico e Antonio, "abili a lavorare come famigliari" nelle proprietà del fratello maggiore Giovanni.

Ascendente Francesco, nato nel 1680, fu battezzato nella Cattedrale di S.Vigilio, il Duomo di Trento, nello stesso atto vi si legge "Francesco figlio di Domenico da Povo e ora abitante sotto questa venerabile Cattedrale". Suo padrino fu "il nobile Aliprando Giordani Cubiculario (cameriere) del reverendissimo ed eccellentissimo Francesco De Alberti Vescovo e Principe di Trento".
I nobili avevano l'obbligo morale di tutelare i loro dipendenti e far tenere da padrino un nobile era una garanzia di tutela nei malaugurati, ma non rari, casi di necessità della vita soprattutto di quel tempo.
Un Atto Notarile del 1727 riguardava il Testamento di Donna Pasqua Giacomon moglie di Francesco, che nell'Atto è indicato "messere Francesco del fu Domenico Bertot detto Pizzolet di OltraCastel ma però di presente commorante in Altro collegamento Borgonovo di Trento". Tutti i testimoni citati nell'Atto erano provenienti da zone limitrofe alla Città e sono tutti indicati "di presente commoranti" in vari quartieri di Trento, chiaro segno che all'inizio del 1700 ci fu uno spostamento dalla periferia verso la Città stessa.
Alla fine del 1727 la moglie di Francesco, Pasqua Giacomon, morì e Francesco, probabilmente risposatosi, nel 1729 ebbe da una certa Caterina un figlio di nome Giovanni Domenico.
Con questo nome, Francesco, volle ricordare il Nonno ed il Padre ma probabilmente fu solo una sua volontà, che lasciò alla moglie, giacché nell'Atto di Battesimo di Giovanni Domenico, Francesco, era indicato "quondam" vale a dire che nel frattempo era già morto.

Ascendente Giovanni Domenico, nato nel 1729, si sposò nel 1752 con Maddalena figlia di Antonio Venturini nella Parrocchia del Duomo (S.Vigilio) a Trento e da questa unione ebbero due figli maschi: Ascendente Francesco Antonio e Collaterale Giovanni Francesco Antonio.
In uno degli Atti di Nascita di un figlio, del 1755, Giovanni Domenico è ancora soprannominato Pizzoletti e questa è l'ultima volta che appare nei documenti ecclesiastici.

I figli intanto crescono ed il primogenito, Ascendente Francesco Antonio, nato nel 1753 si sposa molto giovane con Angela figlia di Bartolomeo Garbari i quali vanno a vivere al Palazzo Madruzziano (ora Palazzo delle Albere) come è riportato dagli atti di nascita dei figli.
Il Palazzo delle Albere
Il Altro collegamento Palazzo delle Albere dopo la fine della dinastia dei Vescovi Principi di Trento Madruzzo iniziò un costante degrado dovuto all'abbandono, come abitazione dello stesso, tanto da essere utilizzato come umile dimora di coloni o deposito di fieno e durante le invasioni francesi anche come caserma.
Francesco Antonio e Angela Garbari ebbero cinque figli: Collaterale Antonio Roberto, Collaterale Domenica Eufrasina, Collaterale Rosa Teodora, Collaterale Giuseppe Antonio e Ascendente Giovanni Nicolò.
Francesco Antonio era conosciuto con il solo nome di Antonio che è l'unico nome che appare nei vari atti, probabilmente per distinguerlo dal fratello che con scarsa fantasia era stato chiamato Giovanni Francesco Antonio. Francesco Antonio in un atto di matrimonio, di un figlio, del 1812 è già indicato deceduto.
In tre distinti atti il Altro collegamento cognome di Francesco Antonio assume diversi forme, nel 1774 è scritto nella sua forma corretta Bertotti, nel 1780 nella forma ristretta Bertoti e nel 1782 nella forma troncata Bertot.

Ascendente Giovanni Nicolò, nato nel 1785, si sposò due volte. Una prima volta con Antonia Franceschini dalla quale ebbe Ascendente Giovanni Carlo nel 1810 ma la madre morì appena l'anno dopo. Giovanni Nicolò non perse tempo e si risposò nel 1812 con Lucia figlia di Domenico Dellai a Mozzanigo di Divezzano e continuarono a vivere al Palazzo delle Albere.
Da Lucia Dellai, Giovanni Nicolò, ebbe ben nove figli: Collaterale Angela Domenica, Collaterale Domenico Giuseppe, Collaterale Domenica, Collaterale Giacomo Giovanni, Collaterale Domenica Lucia, Collaterale Giuseppe Giovanni, Collaterale Lucia, Collaterale Giovanni Antonio e Collaterale Giovambattista.


Dal 1796 Trento è invasa ripetutamente da Francesi e Austriaci rimanendo sotto la sovranità della Baviera dal 1805 al 1809.
Con la pace di Parigi del 26 dicembre 1802, fra Austria, Russia e Francia, il Tirolo ritorna all'Austria ed è dichiarata esplicitamente la secolarizzazione dei principati vescovili di Trento e Bressanone, ponendo così termine al potere temporale dei principi vescovi.
Nei vari scontri che si susseguono, a Trento, scoppiano varie epidemie di tifo e colera, per i morti lasciati insepolti, tanto da provocare centinaia di morti per malattia solo nella Città che a quel tempo contava 15.000 abitanti.
Dopo alterne vicende nel 1814, Trento è annessa all'Austria e vi rimane fino alla fine della prima guerra mondiale, 1918.


Dal 1816 i registri degli atti di nascita, della Parrocchia di San Vigilio, sono scritti in appositi libri prestampati e le informazioni diventano più precise e ricche.
Nei vari atti di nascita dei figli i parroci riportano le professioni di Giovanni Nicolò: nel 1818 merciaio, nel 1819 campagnolo, nel 1821 villico, nel 1822 agricoltore e nel 1823 contadino.
La residenza è indicata, nel 1822, come "abitante al Palazzo delle Albere al civico numero 312", precedentemente, nel 1815, era "abitante al civico numero 221".
E' chiaro che Giovanni Nicolò ha una sua proprietà di terra che lavora assieme alla sua famiglia. Giovanni Nicolò morì nel 1851 all'età di 66 anni. Nello stesso Atto di Morte si riporta il soprannome che aveva "Il Palazzer" probabilmente per aver abitato proprio al Palazzo delle Albere.

Ascendente Giovanni Carlo, nato nel 1810, primogenito e figlio della prima moglie di Giovanni Nicolò, Antonia Franceschini, si sposa con Maria Anna figlia di Francesco Cimadom nel 1837 nella Parrocchia di Santa Maria Maggiore a Trento. I primi tre figli di Giovanni Carlo e Maria Anna Cimadom nascono proprio in questa Parrocchia di Santa Maria Maggiore dove probabilmente distaccatosi dalla sua Famiglia di origine, Giovanni Carlo, è andato a vivere.
Per la prima volta i Bertotti, del mio filo ascendente, abbandonano il lavoro legato alla terra e negli atti di nascita dei figli si legge che nel 1839, Giovanni Carlo, svolge la professione di tessitore, nel 1841 di falegname e nel 1843 di sarto.
Giovanni Carlo continuerà la professione di tessitore fino alla sua morte nel 1887 a Sant'Apollinare con Selva.

Maria Anna Cimadom doveva essere un'ostetrica professionista dato che la Famiglia di Giovanni Carlo, nel 1844, emigrò nell'allora piccolo comune di Altro collegamento Borsea in provincia di Rovigo per raggiungere Rosa moglie di Simone, fratello di Maria Anna Cimadom, che gli lasciò, nel 1844, il posto di Levatrice Comunale.
L'Ostetrica, Maria Anna Cimadom, lo svolse a Borsea fino al 1850 quando si spostarono in un altro piccolo Comune confinante in Provincia di Rovigo, Altro collegamento Sant'Apollinare con Selva, dove Maria Anna continuò a svolgere la professione di Levatrice Comunale fino a pochi giorni prima della sua morte nel 1860 a causa di una gastroenterite.
Con Maria Anna, Giovanni Carlo, ha avuto sette figli: Collaterale Girolama Filomena, Collaterale Marianna Giovanna e Collaterale Giovanni Valentino Croce a Trento, Collaterale Carlo Francesco e Collaterale Carolina Romana a Borsea e Ascendente Luigi Giuseppe e Collaterale Rosa Elisabetta a Sant'Apollinare.

Ascendente Luigi Giuseppe, nato nel 1852 a Sant'Apollinare, continuò la professione del Padre, il tessitore. Nel 1876 si sposa con Maria Angela, figlia di Giuseppe Zanirato e Edvige Doato, nella Parrocchia di Sant'Apollinare. Rimarranno enfiteusi fino al 1908 quando, Luigi Giuseppe, acquista per 1.200 lire 10 pertiche di terreno da un certo Corsale. Il lungo casamento è ancora visibile a Sant'Apollinare sulla sinistra prima del ponte sul Canal Bianco.
Un censimento del 1911 rileva che il nucleo familiare era composto di ben 17 persone.
Luigi Giuseppe ebbe da Maria Angela sei figli: Collaterale Augusto Marco Luigi conosciuto come "Gusto", Collaterale Albina Romana, Collaterale Cesare Umberto Leonardo conosciuto con il soprannome di "Berto", Collaterale Mosè Giovanni, Collaterale Michele Daniele che morì all'età di un anno e Ascendente Mariano Bellino.
Alla Morte di Maria Angela avvenuta nel 1922, Luigi Giuseppe seguì due suoi figli che si trasferirono definitivamente a Monselice in Provincia di Padova. Luigi all'età di 80 anni morirà a Monselice nel 1932 ma fu trasportato a Sant'Apollinare per la sepoltura.

Ascendente Mariano Bellino, nato nel 1895, aveva appreso l'arte del falegname dai suoi fratelli maggiori che a suo tempo l'appresero dalla Famiglia Zanirato. Nel 1919 Mariano Bellino si sposa con Ernesta Celania Francesca figlia di Paolo Paparella e di Maria Cesira D'Agostini, nel Comune di Pontecchio in Provincia di Rovigo, località d'origine di Ernesta.
La produzione di mobili non lasciava molte possibilità e per vendere si doveva andare a Adria o Altro collegamento Monselice, che già allora si presentava come un paesotto geograficamente al centro di importanti vie di comunicazione, che offriva interessanti occasioni di commercio.
Mariano Bellino ed Ernesta Celania Francesca ebbero cinque figli Collaterale Giovanni a Sant'Apollinare e Collaterale Graziella, Collaterale Paolino, Collaterale Gianni e Ascendente Luigino a Monselice.
La morte del primogenito all'età di un anno nel 1921 e la morte della Madre di Mariano, Maria Angela Zanirato, fece sì che decisero assieme ad un altro fratello, Cesare Umberto Leonardo, di trasferirsi definitivamente nel 1922 a Monselice dove continuarono la produzione di mobili e aprirono un negozio a fronte della principale Via Cadorna.
Ancora oggi incontro anziani che mi affermano che hanno i mobili, della camera, costruiti da mio nonno.
Mariano Bellino morì nel 1978 e l'anno successivo anche Ernesta Celania Francesca, i figli Gianni nel 2000 e nel 2005 Graziella.

Ascendente Luigino, nato nel 1935, è l'ultimo dei figli di Mariano e ha continuato l'attività di suo padre costruendo mobili e successivamente anche serramenti in legno.
Luigino si sposò con Disma Figlia di Angelo Albertin e di Pierina Breda nel 1962 a Monselice e dalla loro unione nacquero due bambini splendidi, io di sicuro, Io stesso Luca e Collaterale Eva.
L'attività di mobilieri è andata esaurendosi nel 1985.

Io stesso Luca che sono io che scrivo, nato nel 1963, ho preferito il Pubblico Impiego e dal 1984 lavoro nel Comune di Monselice all'Ufficio Elaborazioni Grafiche. Sposatosi con Nicoletta, nel 1986, figlia di Lino Magarotto ed Anna Giaccarello, ho avuto due stupende bambine, Mia Figlia Alice nel 1988 ed Mia Figlia Eleonora Disma Anna nel 2000.
Il resto lo scriveranno i miei figli.